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Come si prepara la colla animale nei restauri tradizionali? L’errore classico che compromette i risultati

📅 18 Agosto 2026✍️ di Marta Bellandi⏱️ 3 min di lettura

La colla animale è il fondamento di ogni restauro tradizionale di qualità. Eppure l’errore più diffuso avviene prima ancora di stenderla: durante la preparazione. Chi non dosifica correttamente il rapporto tra colla in scaglie e acqua compromette il risultato finale, rendendo il restauro fragile e destinato a fallire nel tempo.

Perché la colla animale rimane insostituibile

Nel restauro conservativo, la colla animale, ricavata dalle ossa e dalla pelle degli animali, mantiene proprietà che i moderni adesivi sintetici non possiedono. È reversibile: permette al restauratore di intervenire nuovamente senza danneggiare irreversibilmente i materiali originali. Questa caratteristica la rende obbligatoria quando si lavora su manufatti storici di valore.

La colla cuoio e colla di pesce sono le varietà più utilizzate nel settore. Entrambe garantiscono aderenza duratura su legno, ceramica e carta senza alterare le proprietà materiche dell’oggetto restaurato.

Ma una colla preparata male perde ogni vantaggio. Diventa fragile da freddo, grumosa, inefficace.

L’errore classico: la concentrazione sbagliata

Il grossolano sbaglio avviene durante l’idratazione. Chi non conosce le proporzioni esatte aggiunge acqua a caso, seguendo l’istinto piuttosto che le misure precise. Il risultato è una colla diluita oppure troppo densa.

La norma di riferimento nel restauro è semplice: uno a uno. Una parte di colla secco per una parte di acqua fredda, in peso. Chi raddoppia l’acqua ottiene una soluzione incollante debole. Chi ne mette poca si ritrova una massa appiccicosa ma non fluida, difficile da stendere uniformemente.

Un altro errore frequente riguarda la Denaturazione proteica|denaturazione della colla durante il riscaldamento. Il procedimento richiede un bagno maria tra i 60 e i 70 gradi centigradi. Superare gli 80 gradi causa la perdita irreversibile delle proprietà adesive. Molti restauratori improvvisati lo ignorano e cuociono la colla sul fuoco diretto o addirittura in microonde, rovinandola completamente.

Come prepararla correttamente

Il processo giusto richiede pazienza e attenzione. Si inizia con le scaglie di colla messe a bagno in acqua fredda per almeno due ore. Non serve fretta: l’idratazione lenta e completa garantisce un risultato omogeneo.

Passate le due ore, si trasferisce il contenitore a bagno maria. La temperatura deve salire lentamente. Mescolate regolarmente fino a ottenere una soluzione trasparente e senza grumi. Se la vedete fumare intensamente, è troppo calda. Abbassate subito la fiamma.

La colla deve risultare liquida come acqua calda, ma viscosa. Se passa la prova del cucchiaio (cioè scivola dal cucchiaio ma non gocciola verticale) è alla densità giusta.

Un dettaglio trascurato: la colla si usa quando raggiunge una temperatura tra i 40 e i 50 gradi. Se fredda, non aderisce bene. Se troppo calda, si asciuga troppo rapidamente e il pezzo non rimane ben saldato durante la presa.

Conservazione e riutilizzo

La colla animale può essere rigenerata. Una volta solidificata a temperatura ambiente, si rimette in bagno maria per riacquisire la fluidità. Questa proprietà la rende economica e sostenibile, perfetta per gli artigiani che lavorano quotidianamente.

Tuttavia, la rigenerazione ha limiti. Dopo tre o quattro cicli, la colla inizia a perdere efficacia. Conviene prepararla fresca quando inizia a mostri segni di deterioramento: colore scuro, odore acido, grumi persistenti.

Nel mio laboratorio in Toscana, continuo a insegnare questa tecnica esattamente come l’ha insegnata mia zia: con le proporzioni precise, il termometro sempre a portata di mano, e la convinzione che un restauro duratura inizia da una preparazione impeccabile. Non è un dettaglio. È il fondamento del mestiere.

Marta Bellandi

Marta, nata tra i colli del Chianti, ha imparato a modellare la terracotta nell’officina della zia. Si è appassionata al racconto delle tecniche manifatturiere tramandate in famiglia e oggi documenta giovani artigiani che riscoprono vecchi mestieri.

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